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Marina Cvetaeva Taccuini 1919-1921

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2014 PREMIO ITALIA-RUSSIA. ATTRAVERSO I SECOLI for “best debut translation

Marina Cvetaeva Taccuini 1919-1921 VOLAND
traduzione e cura di Pina Napolitanologo_voland
VOLAND, collana Sírin
EAN 978-88-6243-147-7
pp. 432
Formato Grande
febbraio 2014
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Nella Mosca del 1919, e degli anni immediatamente successivi, stretta dalla morsa della fame e della guerra civile, Marina Cvetaeva affida alle pagine dei taccuini il racconto delle sue giornate. Episodi di vita quotidiana si mescolano a lettere, progetti di opere, versi, fulminee riflessioni su di sé, sull’epoca, la poesia, la natura umana, ritratti di contemporanei, narrazioni di sogni e ricordi d’infanzia…

Nata a Mosca nel 1892, Marina Cvetaeva pubblica la prima raccolta di versi nel 1910. Lasciata l’Unione Sovietica, vive a Berlino, Praga e Parigi. Nel ’39 decide di rientrare in patria. Evacuata dopo l’invasione tedesca della Russia, pone fine ai suoi giorni impiccandosi a Elabuga il 31 agosto 1941. Della stessa autrice Voland ha pubblicato nel 2011, nella collana Sírin Classica, il romanzo d’amore in forma epistolare Le notti fiorentine, tradotto da Serena Vitale.

 

Russia Beyond the Headlines
A Roma premiate le migliori traduzioni
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Il premio “Debutto nella traduzione” è stato consegnato a Pina Napolitano per la traduzione di “Taccuini 1919-1921”, della poetessa Marina Cvetaeva, pubblicato dalla casa editrice Voland.
La Repubblica
Storia di MARINA
“Come nelle vecchie soffitte, la Cvetaeva nei suoi affascinanti taccuini – diario e romanzo a un tempo – c’infila di tutto: sogni, canzoncine infantili, lettere, lunghi brani di Alja, considerazioni sulla propria poesia («ogni mio verso è l’ultima cosa che so su me stessa»), parole terribili sulla morte per stenti della figlia più piccola, sulla crescente emarginazione, sull’angoscia di non sentirsi indispensabile.”

Alfabeta2 – Stefano Garzonio
Giorni terrestri
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Nei Taccuini colpisce l’intreccio di slanci lirici nelle intonazioni e la freddezza delle note relative al quotidiano. Centrale il rapporto con la figlia Ariadna, il cui dono artistico traspare dai molti brani di lei riportati nel testo, in una sorta di sdoppiamento e autoidentificazione tra madre e figlia.

Librobreve – Alberto Cellotto
“Una donna per bene non è una donna”
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In queste pagine troverete il freddo che entra nelle ossa, ma anche la primavera che poi arriva, le giornate distillate, una città e la sua gente. Una casa. E poi la figlia Alja, le persone incontrate, amici, tra annotazioni, liste dei prezzi dei beni di prima necessità, unità di misura, persino i ripensamenti su singole parole usate.

L’unità / LEFT – Guido Carpi
Pagine di vita
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Di questo cruciale periodo formativo, i Taccuini sono un documento di grande spessore umano e di profonda carica suggestiva: scritti senza regola né struttura, ma nondimeno molto “letterari”, orientati alla costruzione del proprio personaggio tramite un accurato filtraggio di impressioni, eventi e riflessioni generalizzanti…

Il Pickwick – Alessandro Toppi
MOSCA, TRE ANNI, UN DIARIO 
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Una musica di Chopin che suona nell’aria, una slitta di campagna che scivola lungo il ponte, un grembiule sporco, le chiavi di casa accanto a un’automobilina rotta, il verso di una poesia non finita, la cenere delle sigarette tra una pagina e l’altra, una lacrima, mezza testa di cavolo crudo, una vecchia macchina da scrivere, il calore di una coperta sui piedi, il ferro da stiro, un rimpianto, un dolore nel fianco, la stanchezza con cui si conclude la giornata. Mosca. Tre anni. Un diario. Un libro, questo libro. Con dentro la “trasfigurata verità dei giorni” di una donna che si chiama Marina Cvetaeva. Impegnata a dialogare con se stessa.

Russia Oggi –  Brunella Rispoli
I versi della Rivoluzione
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È una corsa a forte velocità nella vita di una tra le voci più alte della poesia russa, senza tralasciarne nessun aspetto: letterario, familiare, amoroso, sessuale.

La Repubblica – ELENA STANCANELLI
In viaggio nella vita con Marina Cvetaeva
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Cvetaeva ha il dono dei grandissimi artisti, di stare affondata nella vita e insieme di saperla guardare da una distanza siderale. Abbastanza da capire tutto, come una stella che oggi sapesse già quello che verrà nei secoli prossimi. Io li trascriverei tutti, parola per parola, ma di tutta quella meraviglia vi lascio alcune frasi. Se non vi verrà voglia di uscire immediatamente e comprarli, è probabile che abbiate un sanpietrino al posto del cuore.

il sole 24 ore, Classici Contemporanei – Chiara Valerio
I taccuini di Marina
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In questi taccuini stanno, giustapposti per tema, colore e suono, versi, lettere di Cvetaeva e dei suoi corrispondenti, specialmente della figlia Alja, frasi degli amici o dei passanti, riflessioni cristiche, appunti per un romanzo e per la traduzione di un Musset, brandelli di conversazioni. C’è quel suo “nel mio cielo, come sulla cupola di una delle chiesette della Il’inka, ci sono più stelle che cielo” che rende i taccuini di Cvetaeva implacabilmente contemporanei e che, connaturato alla loro struttura, consente una riflessione sul realismo nella letteratura e nel lettore contemporaneo.

Avvenire – Bianca Garavelli
Affiora dai taccuini l’altro capolavoro di Marina Cvetaeva
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“Un periodo intesnso di scrittura, ma anche di vita, a conferma che per Cvetaeva “Vivere e scrivere in Cvetaeva non sono due forze opposte, ma sono in realtà la stessa cosa”, [secondo la curatrice Pina Napolitano]

Il Foglio – da Annalena
Lettere Rubate
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Questi preziosi, strazianti diari di Marina Cvetaeva, pubblicati da Voland, “Taccuini 1919-1921” raccontano due anni di giovinezza, esaltazione e dolore (Marina Cvetaeva si è suicidata nel 1941, sua figlia Alja sopravvisse al gulag e fu la prima persona a leggere “Il dottor Zivago” dell’amico Boris Pasternak).

Sfoliando la Russia – Patrizia Deotto
Marzo 2014
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I Taccuini 1919-1921 dipingono gli stati d’animo di Marina I. Cvetaeva che possono essere colti a partire da uno stato d’animo equivalente: occorre che il lettore si disponga ad attivare una sorta di sintonia affettiva con l?autrice, dove una delle parole-chieva è amore infelice. Nella Prefazione, Pina Napolitano – curatrice e traduttrice acuta, senibile e rispettosa – sottolinea come sia importante l’immaginare. Lo ripete più volte: “Immaginate – ma c’è un particolare: tutto quello che state immaginando è la realtà“.

Nuovi Argumenti – Natalia La Terza
“Amo i miracoli – proprio a casa mia”
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Marina è una mamma che di notte sta sveglia a fare le righe ai quaderni bianchi delle figlie, che dice loro di vivere con «la lettera maiuscola!», che le vede giocare giochi semplici – ricoprirsi l’un l’altra con una coperta a mimare piramidi furiose -, che ha un legame con la primogenita, Ariadna, affettuosamente Alja, totale, esclusivo – che a tratti non ci fa capire chi sia la mamma, chi la figlia, se siano quasi due sorelle che stanno crescendo insieme, due innamorati – un legame che sfiora l’identificazione di una bambina di sei anni che scrive «versi strani e bellissimi» con una ragazza di venti.

Il Mio Llibro – Wldek Goldkorn, L’Espresso
Dal caos sovietico
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Se un romanziere avesse inventato il personaggio di Marina Cvetavea, la critica, quella colta e sofisticata, avrebbe detto che si tratta di una narrazione che supera ogni limite, e quindi inverosimile. E invece a ricordare quanto fuori dall’ordinario fosse la biografia della grande poetessa russa è un suo libro che l’editore Voland ha pubblicato, con un’ottima prefazione e altrettanto bella traduzione di Pina Napolitano,
i “Taccuini. 1919-1921″

Archiviostorico 
Taccuini 1919-1921
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Nella Mosca postrivoluzionaria stretta dalla morsa della fame e della guerra civile, Marina Cvetaeva affida alle pagine dei taccuini il racconto delle sue giornate. Episodi di vita quotidiana si mescolano a lettere, progetti di opere, versi, fulminee riflessioni su di sé, sull’epoca, la poesia, la natura umana, ritratti di contemporanei, narrazioni di sogni e ricordi d’infanzia… Ne scaturisce un quadro vivissimo della Russia dell’epoca e un nudo ritratto dell’interiorità cvetaeviana.

MATERIALISM STORICO – Stefano G. Azzarà
I Taccuini 1919-1921 di Marina Cvetaeva
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” …i Taccuini 1919-1921, pubblicati per la prima volta in italiano da Voland nella bella traduzione di Pina Napolitano, ci offrono un’impietosa carrellata lungo i feroci anni del comunismo di guerra visti dalla capitale…”

Il Manifesto – Raissa Raskina
La vita in assenza di una grande causa
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«Adesso sono appassionatamente assorbita dai taccuini: tutto quello che sento per strada, quello che dicono gli altri, che penso io…»: così rispondeva Marina Cvetaeva, nel maggio del 1920, a chi le chiedeva cosa stesse scrivendo. I suoi interlocutori dovevano sapere che quei quaderni di annotazioni voraci e centrifughe non rappresentavano, per lei, un materiale preparatorio in vista di un’opera futura: incarnavano già, in quanto tali, l’opera cui allora ambiva. In una lettera al marito, confessa: «Questo libro è sacro per me. È quello di cui ho vissuto, respirato e a cui mi sono aggrappata in tutti questi anni. – NON È UN LIBRO».

Tempo x me
NOTE AL TRADUTTORE: PINA NAPOLITANO
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Tradurre è sempre un po’ tradire? Quali sono gli elementi che fanno la qualità di una traduzione?

Credo la restituzione per quanto possibile dell’intonazione e del ritmo dell’originale, unita al maggiore rispetto possibile per la lettera del testo. Due tensioni che spingono spesso in direzioni opposte – mi sembra che la bellezza della traduzione risieda molte volte nella capacità di bilanciare questi due elementi, senza abdicare mai all’uno in favore dell’altro.

RAI Cultura – Maria Grazia Calandrone
Marina Cvetaeva: poesia e passione
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L’8 ottobre 1892 nasce Marina Cvetaeva. Maria Grazia Calandrone, poeta, ci racconta e ci svela  questa “voce femminile eretica della rivoluzione russa”.
Marina Cvetaeva era pura passione,  una passione che traduceva nella sua poesia: “I poeti sono tutti ebrei” diceva, centrando il tema dell’esilio, un nodo che ha dominato la sua opera e la sua vita;  un esilio subìto sia come permanente stato psicologico che come avvenimento reale.

Mangia Libri – Sara Meddi
Taccuini 1919-1921
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Taccuini è un testo densissimo, pieno di bellezza, ricco di suggestioni e di ispirazioni. “Scrivere significa vivere”, appunta la Cvetaeva e non possiamo che essere d’accordo con lei, almeno per quanto la riguarda. Consigliatissimo.

Frammenti del Tredicesimo Mese – Giuseppe Dierna
Ogni mio verso è l’ultima cosa che so su me stessa
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I taccuini ci raccontano, col loro andamento sconnesso, la Cvetaeva di quei tragici anni. A partire dal ritratto che ne fa la figlia Ariadna (Alja), sei anni ma alquanto precoce («così amiche noi due! Così orfane entrambe!»):
«Ha gli occhi verdi, meravigliose sopracciglia folte, capelli chiari vaporosi che terminano in favolosi boccoli. Se si taglia una ciocca, si può pensare che sia un braccialetto senza fibbia, per un piccolo braccio».